#1 – L’Italia Neorealista | IN NOME DEL CINEMA ITALIANO

Ho cercato di riassumere e raccontare per sommi capi la storia della nascita, della durata e degli effetti della corrente cinematografica italiana per eccellenza: il neorealismo, ritratto dell'Italia della resistenza e del dopoguerra, voce delle profonde diversità nelle diverse realtà della penisola, bandiera del nostro paese nel mondo. Il contesto storico, politico, culturale e sociale... Continue Reading →

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Stronger – la recensione

La mia recensione un po’ impietosetta:

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hero_Stronger-TIFF-2017 Jake Gyllenhaal e Tatiana Maslany in una scena del film

Sapere che Jeff Bauman, sopravvissuto all’attentato alla maratona di Boston del 15 aprile 2013, nonché protagonista della storia, ha partecipato attivamente alla realizzazione del film (è proprio suo il libro autobiografico su cui è basato il racconto cinematografico) lascia un po’ perplessi: tutto sommato, nonostante le buone premesse, il film non è sto granché, purtroppo.

Stronger, diretto da David Gordon Green e recitato da un sempre intenso Jake Gyllenhaal, racconta appunto la tragica vicenda del giovane Jeff, che -in seguito all’incidente sopracitato- perde entrambi gli arti inferiori, ed, insieme a questi -inevitabilmente- la voglia di vivere.

La vicenda narrata segue la vita del protagonista a partire dal giorno dell’episodio sino al momento in cui fa effettivamente pace con sé stesso e con la sua condizione di disabile, costretto ad un’interminabile riabilitazione, all’utilizzo di protesi  per poter tornare a camminare…

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Happy End – la recensione

La mia recensione

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L’incomunicabilità degli affetti e l’inesistenza di solidarietà in famiglia ai tempi dell’iphone: questo mi saltava continuamente alla mente durante la visione del film. Un film fatto di sconnessioni e sovrapposizioni, inganni e affetti taciuti, in cui il pubblico onnisciente può vantare quelle consapevolezze che ai protagonisti non apparterranno mai.

TRAMA 

La piccola Eve lascia la casa della madre quando questa viene ricoverata in ospedale per un malore, e si trasferisce a vivere presso la villa della borghesissima famiglia paterna: il padre -medico che protrae un’ormai atrofizzata relazione con la nuova compagna, con la quale ha un bimbo-, la zia (Isabelle Huppert) -un’instancabile imprenditrice estranea agli affetti sinceri, ma acida ed avida- ed il nonno Georges (Jean-Louis Trintignant), il personaggio più intenso, acuto ed interessante della famiglia, che, arrivato ad 85 anni, reputa di aver vissuto abbastanza e non vede l’ora cali il sipario sul palcoscenico della sua vita.

image4 La piccola…

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The Beguiled (L’Inganno) – Recensione

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Silenzi glaciali, vaghe nebbie, albe delicate ed un perpetuo dolce inverno avvolgono la scuola per signorine di miss MarthaFarnsworth (Nicole Kidman), una donna adulta e determinata, alle prese con un inizio di mezza età scandito dalla solitudine; le stesse condizioni meteorologiche sembrano distanziare questa dalla sua socia Edwina (Kirsten Dunst), piùgiovane di lei ma apparentemente anche più indurita dalla vita.Ospiti delle due, un gruppo di cinque ragazzine curiose e vivaci aspetta che il padre torni dalla guerra, che il terrore cessi e che giunga lamaturità.

E quest’ultima sembra arrivare inesorabile per tutte insieme al caporale dell’America nemica, John McBurney (Colin Farrell), che appare come un simbolo di rinascita e divertissement per tutte loro, disabituate alla presenza maschile: guarirlo dalle sue ferite prima, accudirlo e permettergli d’integrarsi al loro gruppo poi, sancisce un graduale mutamento interiore nelle protagoniste, ed inevitabilmente la fine del loro quieto vivere femminile, la rottura dell’armonia in…

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Le Redoutable (Il mio Godard) – La recensione

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le-redoutable-image-1 Una scena di “Redoutable”, 2017

Nero, bianco e nero, bianco, celeste, rosso, giallo, stop: sono i colori di Godard. Di quel Jean-Luc Godard che visse fino al 1967, fino alla rivoluzione.

E da quelle tonalità, il film di Hazanavicius è invaso, fino all’ultimo respiro. Una cucina affollata di oggetti, disordinata e vitalizzata da una radio sempre accesa, baguette e burro sparsi sul tavolo, i poster di Mao in bagno, il giradischi scassato nel salotto, le maglie a righe di Anne, e Anne: questo è l’habitat del regista Jean-Luc Godard, co-fondatore (assieme a François Truffaut, Éric Rohmer e Claude Chabrol) del movimento della Nouvelle Vague francese, un’inconfondibile e tutta “nuova” -appunto- corrente cinematografica destinata a non avere eguali.

1401x788-83981409 Jean-Luc Godard | LIFE Archives

La sua storia è a tutti nota: amante dei film classici, seppur con qualche riserva, inizia la carriera di critico cinematografico (scrive per i cahiers du cinema) e si…

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The Place – La nostra recensione 

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Il regista Paolo Genovese e Valerio Mastandrea sul set

Cosa sei disposto a fare per ottenere ciò che vuoi?”. È intorno a questo quesito che si sviluppa The Place, all’Uomo che offre delle possibilità per concretizzare queste volontà e naturalmente al Luogo (anche lui personaggio) in cui avvengono gli incontri. La potenza di questo film sta nella vicinanza chi i temi trattati hanno con ognuno di noi. The Place è quella pellicola che ti scuote, ti rende ancor più consapevole del mondo in cui viviamo ed esci dalla sala con un tornado di pensieri a cui non riesci a dare ordine. Sei scosso e sopraffatto, tuttavia non puoi fare a meno di riflettere.

È difficile trovare le parole giuste per recensire “The Place” senza incappare in spoiler. Si potrebbe definire un dramma collettivo, un dramma di gruppo, alle prese con le difficoltà della vita nel presente.

Ma più…

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Rocco e i suoi fratelli – una tragedia verista sulla lacerazione

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Oggi è il compleanno di Alain Delon -non solo uno degli uomini più belli che abbiano mai messo piede sulla faccia della terra, ma anche e soprattutto uno degli attori più talentuosi del panorama novecentesco – ed io voglio omaggiarlo così, raccontandovi il ruolo che l’ha scolpito per sempre nel mio cuore, nonché uno dei film più famosi e indelebili della storia.

unnamed Alain Delon in “Rocco e i suoi fratelli” (1960)

È il 1960, momento d’oro dell’arte, che apre un decennio più che florido per la settima arte in Italia: nello stesso anno infatti escono i tre film chiave della storia del cinema italiano (e non solo), realizzati dai tre registi più famosi, destinati ad inaugurare una felicissima stagione. Non a caso, probabilmente, tutti trattano -seppur in modo differente- il tema del viaggio.

Il primo è La Dolce Vita di Federico Fellini, ritratto dei vagabondaggi notturni di Marcello (Mastroianni, già…

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La favola bella e desolata della Dea dell’Amore

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“Non sono nata rossa, ma sono nata per essere una rossa”

(Rita Hayworth)
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Erano gli anni Trenta del Novecento, quando la giovane ballerina di flamenco Margarita Carmen Cansino, di famiglia spagnola, si trovava -un po’ per forza, un po’ per svago- a viaggiare l’America in cerca di fortuna con il padre Eduardo, affermato coreografo.
Dopo alcuni impieghi da ballerina e discreti successi, tuttavia, si decide -a scapito di deludere i suoi genitori- ad abbandonare la strada della danza per dedicarsi alla sua più autentica passione: quella del cinema.
È il 1935 e la giovanissima Margarita incontra il produttore Henry Cohn, noto per il suo lavoro alla 20th Century Fox, che la nota e le procura i primi veri lavori nei film, ma ad una condizione: “cancellare, dimenticare la giovane spagnola Margarita e trasformarsi in Rita. Ma non Rita Cansino, che suona ancora troppo latineggiante e poco appealing per il…

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