qualcosa…

La famiglia di mia nonna possedeva un cinema. In cadore, negli anni ’40 e ’50. Proiettavano tutti quei film meravigliosi che oggi possiamo solo sperare di rivedere due volte ogni quinquennio in seconda serata in un canale sconosciuto della tivù. Suo padre era un partigiano, sua madre una ragioniera -una donna che si faceva rispettare, come poi tutte le sue discendenti della famiglia. Non so dove trovassero il tempo per il cinema, ma so che lo amavano, so che si chiamava Eden, e che tutti gli abitanti della zona adoravano passarci i pomeriggi o i sabato sera. Così dice nonna.

Quasi settant’anni dopo, la sua nipote ventunenne -io- le diceva che voleva fare l’attrice, forse spinta da una passione congenita, forse da un certo amore per le sfide: più semplicemente credo di avere un disperato bisogno di evasione da una vita che mi sta stretta. Una sola vita, onestamente, è troppo poco per me: lo è sempre stato.

Quando ero bambina mi piaceva farmi filmare dalla mamma, che m’inseguiva in lungo e in largo con la fotocamera, e mettermi in posa come le dive della golden age: mi stendevo sul divano à la Marilyn, imitavo con i grissini le sigarette di Audrey Hepburn e perfezionavo la erre à la Edith Piaf. Ok, non solo da bambina… Ho continuato a farlo: ho imparato a truccarmi come Hedy Lamarr, farmi i capelli à la Lauren Bacall, cantare le canzoni di Dalida, sino a comprarmi gli stessi abiti di Emma Watson in Harry Potter, tingere i capelli come Bonnie Wright ed imitare il sorriso di Julia Roberts. Al termine di un particolare film o sceneggiato televisivo mi piaceva cercare i vestiti adatti ad entrare nei panni della protagonista di turno ed imitarla davanti allo specchio o alla macchina fotografica programmata per l’autoscatto. Mi piaceva scrivere lettere inventate e sceneggiature basate su fatti che sognavo o vivevo in prima persona. Mi sarebbe piaciuto entrare in tutte le storie.

Questo non perché non mi piaccia essere ciò che sono: forse mi piace così tanto, e sono così abituata ad essere sempre me stessa, che quando sento il bisogno di evadere voglio trasformarmi e voglio tutte le vite possibili immaginabili di tutte le formidabili donne che mi guidano ed ispirano nelle scelte personali e nelle ambizioni. Non potrei mai immaginare una vita senza tutto questo: senza i film, senza le storie, senza i sogni, senza il bisogno di creare.

Quello di creare un blog, invece, è un bisogno un po’ diverso: la mia terapista dice che è il momento che faccia qualcosa per me, che pensi a me, che mi dia una mossa, che smetta di illudermi che il successo cada dal cielo, che faccia dei miei sogni un certo tipo di realtà, o che almeno ci provi. Provo quindi a crearmi questo spazio (?) che principalmente sarà tutto un film-film-film e poi forse diventerà qualcos’altro. In sostanza, questo è un blog personale di una ragazza con troppa personalità per contenerla tutta… Forse…

C’est tout,

Carmen 🙂

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...