Le Redoutable (Il mio Godard) – La recensione

21st Century Cinephiles

le-redoutable-image-1 Una scena di “Redoutable”, 2017

Nero, bianco e nero, bianco, celeste, rosso, giallo, stop: sono i colori di Godard. Di quel Jean-Luc Godard che visse fino al 1967, fino alla rivoluzione.

E da quelle tonalità, il film di Hazanavicius è invaso, fino all’ultimo respiro. Una cucina affollata di oggetti, disordinata e vitalizzata da una radio sempre accesa, baguette e burro sparsi sul tavolo, i poster di Mao in bagno, il giradischi scassato nel salotto, le maglie a righe di Anne, e Anne: questo è l’habitat del regista Jean-Luc Godard, co-fondatore (assieme a François Truffaut, Éric Rohmer e Claude Chabrol) del movimento della Nouvelle Vague francese, un’inconfondibile e tutta “nuova” -appunto- corrente cinematografica destinata a non avere eguali.

1401x788-83981409 Jean-Luc Godard | LIFE Archives

La sua storia è a tutti nota: amante dei film classici, seppur con qualche riserva, inizia la carriera di critico cinematografico (scrive per i cahiers du cinema) e si…

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