Celestina va in città | “Il sole negli occhi”

“A Castelluccio non ci torno più”

Celestina è sola. Lascia il suo piccolo paesino impoverito dagli esiti della guerra e prende l’autobus per Roma, in cerca di lavoro: con lei, una logora valigia, un po’ di abiti e la statuina di un angioletto bianco, a legarla alla sua origine, alla terra, all’infanzia.

Sono i primi anni ’50. Visconti progetta da un po’ di sviluppare un film attorno alla vicenda di due giovani popolani che s’incontrano e s’innamorano in una sala da ballo di quartiere, idea su cui lavora assieme al critico e traduttore di romanzi classici Antonio Pietrangeli, già suo aiuto-sceneggiatore ne La Terra Trema (1948). Tra una cosa e l’altra, il primo finisce per abbandonare il piano e girare Senso (1954), mentre il secondo -con l’aiuto-regia di Franco Zeffirelli e sceneggiatura di Ettore Scola- a partire da quella scena di ballo, realizza la sua prima opera, che intitolerà Il sole negli occhi.

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Gabriele Ferzetti e Irene Galter nella celeberrima scena in sala da ballo

È proprio lì, nella balera di una Roma così assolata e deserta da parer surreale, che Fernando fa ballare e innamorare Celestina per la prima volta, tenendo il suo piccolo corpicino stretto stretto al proprio, sulle note del celebre pezzo statunitense Il valzer delle candele, ancora ignaro di quanto il suo opportunismo lo avrebbe allontanato da lei e da quella danza.

Poco importa se il giovane si rivelerà un pavido approfittatore, codardo ed inetto: per Celestina, innamorarsi di Fernando è innamorarsi della vita, cercare Fernando è cercare sé stessa, inseguire Fernando è combattere per autoaffermarsi, fare l’amore con Fernando è scoprire il suo cuore, perdere Fernando è entrare nel mondo. E il mondo di Celestina è ancora tutto da inventare. E tutto quel vagare in cerca di lui tra i palazzi e i quartieri di Roma altro non è che il percorso di formazione di una ragazza che fino al giorno prima correva giù dal petroso monte di Castelluccio sino all’autobus.

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Uno dei primi incontri tra una timida Celestina e uno spavaldo Fernando

Roma è un grande paese bruciato dal sole e dalla guerra, in cui la giovane si ambienta a poco a poco, imparando anche quelli che sono i modi e le mode urbane. Non c’è un vero ingresso in società secondo i classici crismi iniziativi: la prima padrona di casa presta a Celestina un paio di proprie scarpe in disuso e la ragazzina viene catapultata così tra gli snodi seccati dalla luce, accecata negli occhi dal clima di una città sempre più calda. Incontrerà le altre ragazze di servizio del quartiere e stringerà con loro lo stesso rapporto solidale e fraterno delle mondine di Riso Amaro (che ho raccontato QUI ): se ci sono gelosie, invidie e rivalità, non contano nulla di fronte alla condivisione di una comune condizione e di sogni ed ambizioni giovanili. Insieme, le ragazze scherzano sulle loro frustranti posizioni sociali, sbeffeggiano e scimmiottano le avare padrone e si tengono la mano in quella che è un comune avvio all’educazione sentimentale.

Ma l’educazione sentimentale che più interessa a Pietrangeli, è quella della piccola Celestina, che prima di Fernando non ha mai conosciuto un uomo né si è mai proiettata nel suo futuro da donna: se all’inizio del film è timida, chiusa, scostante, schiva e quasi dura nei confronti dell’amore e della stessa idea di crescere, un’ora e mezza dopo la troviamo molto più spavalda, scaltra ed adulta, impegnata in un’instabile relazione in cui crede molto ed immersa nella voglia di vivere.

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In un momento di gioco e leggerezza, la giovane indossa la camicia da notte della padrona di un’amica

Influenzassimo dalla corrente neorealista (di poco precedente) e intriso di elementi divertenti ed amari che sfoceranno poi nel filone della commedia all’italiana, Il sole negli occhi e la storia di Celestina si collocano un po’ a metà strada: a metà tra un dopoguerra e un boom, a metà tra un’Italia prostrata e un paese del sole. 

Celestina è la prima di una lunga serie di personaggi femminili al passo con i tempi (o -per meglio dire- più avanti dei tempi) raccontati da Antonio Pietrangeli, la prima che, dopo una serie di drammatiche peripezie e nonostante la giovanissima età, deciderà di fare a modo suo: seguiranno Francesca, Adua, Dora, Pina ed Adriana, donne agli antipodi l’una dall’altra, eppure così vicine, eppure così libere.

Carmen

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