Siamo infinito, non infiniti

Oggi è la giornata nazionale del Fiocchetto Lilla contro i disturbi alimentari e per la prima volta mi trovo a parlarne senza preoccuparmi nascondere il post a nessuno per la paura delle chiacchiere e dei giudizi, per la vergogna di una malattia incomprensibile e sconosciuta ai più, per il timore di espormi o per il pudore di raccontare come sono potuta arrivare ad essere la ragazza della fotografia di sinistra, 5 anni fa a quest’ora.

Strano, perché ci sentiamo sempre immortali: infiniti, finché qualcosa di più grande non ridisegna i nostri contorni, definendone bene i limiti.

Magari passiamo mille volte davanti a foto come questa, pensando che siano brutte cose, sì, ma così distanti… Cose che fortunatamente succedono agli altri, “a quelli che hanno problemi”, a quelli che scrivono libri, che sentiamo in televisione, che vediamo da lontano, a quelli che esistono, ma che non conosciamo mai.

Finché poi non succede a noi.

Se oggi, a cinque anni dalla foto a sinistra e da quei tempi, mi trovo ancora qui a parlarne, è perché c’è sempre più bisogno che se ne parli, che si forniscano gli strumenti per la conoscenza, la prevenzione e la cura di una malattia che altro non è che la punta dell’iceberg di un immenso dolore dell’anima.

Di anoressia si muore.

Si muore perché ad un certo punto la macchina -senza carburante- smette di funzionare e si ribella; si muore perché il cervello ce la mette tutta ma non riesce a far convinto il cuore; si muore perché -dopo aver resistito tanto a lungo- si arriva ad un certo punto in cui non è più possibile scegliere.

Si muore perché siamo infinito, ma non siamo infiniti.

Anoressia non è solo magrezza, tachicardia, freddo costante, fame perpetua, stanchezza perenne, deterioramento della pelle, unghie violacee, problemi vascolari e danni ossei, ma molto altro e molto più della foto qui sotto a sinistra: è un deserto nell’anima, una solitudine assoluta, un silenzio roboante, un mostro nel cuore, senza voce, senza colpa e senza nome.

Oggi però voglio chiedere a chi sta leggendo questo post di non soffermarsi troppo sulle condizioni fisiche della ragazza a sinistra, bensì su quelle che dovevano essere le sue condizioni interiori.

Questo perché ricordiate sempre che l’anoressia è solo una delle tante forme spesso di autolesionismo a cui la depressione spinge, e soprattutto che avere un disturbo alimentare non significa per forza subire sbalzi di peso, portarsi addosso una croce fisica, un distintivo: spesso la realtà va ben oltre ciò che si vede e non si vede.

Abbiate sempre occhio,

abbiate sempre cuore,

per tutt*.

🌹

Carmen

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