il coraggio di essere fragile nell’epoca del pensiero positivo

Godard ne sa sempre una più del diavolo

Nell’epoca in cui senza frasi motivazionali non siamo nulla, siate il nulla.

I social media ne sono pieni, ne sparano un po’ di qua un po’ di là per tenerci buoni e per farci restare la voglia di vivere cinque minuti in più, imbastiti di una parvenza di speranza, eppure non basta.

I social media li usiamo noi.

I social media siamo noi.

Siamo noi a scrivere impersonali frasette bianche su sfondi colorati, raccontandoci la balla di aver trovato una risposta per la collettività, autoconvincendoci che sia filosofia generosa e non -infondo- un bisogno personale di colmare intime insicurezze.

Ce la suoniamo e ce la cantiamo, con l’arroganza di crederci capaci di insegnare (o autoinsegnarci?) la seduzione spicciola, la dignità, il rispetto e i tre o quattro doveri morali che vogliamo avere verso noi stessi, e che non siamo riusciti a trovare nei giochi dell’infanzia, nell’arte, nella filosofia, nella medicina e nel prossimo.

E quindi, oltre che dell’assurdità, siamo nell’epoca della prostituzione della parola, della svendita delle idee, del decadimento del pensiero.

Chiunque può scrivere frasi.

Chiunque può scrivere frasi online.

Chiunque può scrivere frasi online senza firma, senza nome, senza faccia, senza senso.

Chiunque, anche un suicida, può scrivere una bella frase motivazionale sulla vita, e spacciarla per sentita e convincere sé stesso per convincere noi o partire da noi per arrivare a sé.

E lo dico perché sono stata io la prima a scrivere tanto sulla speranza, ritrovandomi tutto d’un tratto la responsabilità di aver motivato qualcuno: io questa speranza non ce l’avevo, ed è agghiacciante rendermi conto di come ho saputo trasmetterla.

Che bravi attori siamo, noi umani.

Che bravi attori siamo, nell’epoca delle frasi motivazionali, della fissazione con la forza d’animo.

Così bravi che poi la applichiamo davvero, questa presa in giro di recita di una filosofia: non abbiamo neanche più il coraggio di piangere, non ci sentiamo più autorizzati a farlo -neppure da noi stessi.

Perché va di moda l’ossessione di dover essere per forza strong, powerful, capable of anything e altre stronzate (in inglese)?

Perché siete tutti ossessionati con questa cosa del crederci e convincersi e caricarsi di sentenze sparate a caso sul femminismo, sul rispetto per il diverso, sulle insicurezze o (la più bassa e dozzinale delle banalizzazioni) sui disturbi mentali e quant’altro?

Che bisogno c’è di sentirsi questa specie di manina leggera e tutta colorata a farti *pat pat* sulla testa a patto che tu ti attenga alle regole del gioco, ovvero sii dimamico, credici, non mollare, sorridi sempre, sii positivo?

Beh, a me non mi importa una stramazza di nulla di essere strong e powerful.

Rivendico la libertà di stare male, di sentirmi anche fragile, debole, spaesata e insicura, talvolta disperata.. e ugualmente essere riconosciuta rappresenta-bile, ma soprattutto.. umana (?)

Carmen

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