15 FILM per innamorarsi del cinema italiano | i miei consigli

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Il-Gattopardo-copertina Bellissimi e indimenticabili: Alain Delon e Claudia Cardinale in una celebre scena del film italiano tra i più amati al mondo: IlGattopardo (1963) di Luchino Visconti.

Ci sarà pure un girone dell’inferno per chi non ama il cinema italiano… Ma -del resto- come amare ciò che di questi tempi non si conosce? Come appassionarsi di ciò che non c’è più o se c’è non è più famoso come prima?

Eppure sì, ci fu un tempo -neanche troppo lontano- in cui l’arte cinematografica italiana era l’orgoglio del nostro paese, un cavallo di battaglia senza eguali intriso di poesia e bellezza, amato, imitato e conosciuto in tutto il mondo, in ogni dove della terra, con i suoi autori imbattibili e i suoi volti bellissimi, iconici, divini, perfetti.

Certo, c’è da dire che gli anni d’oro del neorealismo, del melodramma e soprattutto della commedia all’italiana sono finiti da un pezzo; c’è da…

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OLD HOLLYWOOD | la Golden Age in 15 titoli

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27b42122077c96c21d67769a4c24c925 Il celeberrimo bacio tra una sorridente Ingrid Bergman ed un Cary Grant al telefono in Notorious (1946) di Alfred Hitchcock: una scena perfetta.

Vi piacerebbe approfondire di più o anche semplicemente conoscere qualcosa della Golden Age, l’epoca d’oro del cinema di Hollywood, ma non sapete da dove cominciare? Vi è capitato di vedere qualche spezzone di film d’epoca, qualche foto degli intramontabili divi del grande schermo, qualche manifesto impolverato che un tempo doveva aver vantato colori sgargianti e patina lucida e di sentirvi attratti da quel mondo in celluloide così lontano eppure così vicino a voi, ma non avete idea di come approcciarvi alla vastità di titoli, date, nomi e generi?

Fino a qualche anno fa, non avrei mai pensato la mia passione per la storia del cinema mi avrebbe mai portata da qualche parte, permettendomi di parlarne, di scriverne articoli, di anche solo sognare di trasformarla nella mia carriera…

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Venezia 75 e le origini della mostra

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5b583c3140db8.pngRisale a 86 anni fa la prima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, nata da un’idea del presidente della biennale Giuseppe Volpi, allora governatore della Tripolitania, dello scultore Antonio Maraini e di Luciano De Feo, segretario generale dell’Istituto internazionale per il cinema educativo, ovviamente con spinta e approvazione di Benito Mussolini, estimatore della settima arte e (soprattutto) determinato ad esaltare il primato dell’Italia autocratica nel mondo.

Al di là della brama d’onore dei fondatori, alla base del suo concepimento c’è comunque un genuino amore per il cinema ed un sincero grande investimento economico e culturale: quello di Venezia, oltre ad essere il primo festival cinematografico mai nato, è ancora il più prestigioso al mondo.

Il primo film della storia della mostra viene proiettato nella terrazza dell’Hotel Excelsior la sera del 6 agosto 1932: si tratta di Il dottor Jekyll & Mr.Hyde, di Rouben Mamoulian; al film seguì un…

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Telefoni Bianchi e altre leggende

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Lacasadel_peccato L’immagine simbolo del cinema déco: Assia Noris parla al telefono, rigorosamente bianco, ne La casa del peccato (1938).

La storia del cinema sembra aver cancellato dalle sue pagine i nomi, le canzoni e quasi tutti i celebri divi dei Telefoni Bianchi, e -per quanto un dispiacere- non s’impiega molto a capirne il perché. Si sa, non si può separare l’arte dall’epoca, dalla cultura, dallo stile, dall’architettura, dagli arredamenti, dalla musica e dalla politica del tempo cui appartiene. Così, non si può scindere il Cinema dei Telefoni Bianchidalla cornice dell’Italia degli anni ’30, dall’art déco, dal razionalismo, dallo swing del Trio Lescano, il fox-trot di Rabagliati e i silenziosi slow di Norma Bruni ed -inevitabilmente e sfortunatamente, last but not least- dal fascismo.

scoundrels Lya Franca e Vittorio De Sica ballano sulle note di Parlami d’amore, Mariù nella scena più celebre di Gli uomini… Che mascalzoni! (1932)

29355717945_bb2dd9c027 La più sensuale dark…

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Io me lo ricordo bene | 50 anni senza l’immenso Pietrangeli

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iknewherwell_spotlight7Un colpo al giradischi: la vita di Adriana salta nel vuoto al ritmo del Letkiss delle Kessler in Io la conoscevo bene (1965), considerato l’opera maggiore di Pietrangeli. La musica, in particolar modo le canzonette del tempo, riveste un ruolo di primaria importanza nel suo cinema.

Potremmo riassumerla così: una ragazza viaggia da sola, a piedi, in corriera, in automobile, scanzonata o attonita, improvvisamente “illuminata”. Non viaggia verso qualcuno, piuttosto si allontana da qualcuno. Non è detto che raggiunga la felicità, a volte raggiunge la morte, molto più spesso la disillusione completa.
Quello che è certo è che, ogni volta, questo tragitto si può leggere come un soprassalto, improvviso ma incancellabile, di coscienza.
Da questo punto di vista, carica di significato appare la sequenza de Il sole negli occhi in cui Celestina, ormai a servizio, incontra per l’ultima volta i fratelli in procinto di partire per l’Australia. La ragazza…

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Pane, amore.. e nostalgia | quando c’erano il Maresciallo e la Bersagliera

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bfi-00n-ut2 Gina Lollobrigida e Vittorio De Sica in Pane, amore.. e fantasia (1953)

C’era una volta, in un tempo neanche così lontano lontano, l’Italia un po’ contadina e un po’ americana del dopoguerra, tra i sogni e le speranze di un domani roseo e leggero costellato di canzonette e Caroselli, tra i freschi amori popolani e le gite in bicicletta. L’ultima Italia prima dell’inurbamento e del boom, prima del rock’n’roll e della televisione, immersa ancora nel verde delle campagne laziali o delle risaie piemontesi, persa tra i nastri e i romanzi classici, libera dal male e dal passato, ma ancora incastrata tra un prima e un dopo così distanti tra loro, tra Mariù e Marina.
Era l’Italia del realismo rosa.
31b6da7ce2da9e618b7478ce4784fcd5Branca del più celebre ed anziano neorealismo, esso si rivolgeva principalmente ad un (finalmente) pubblico giovane e femminile in emancipazione, che per la prima volta si…

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Pane e Cioccolata | quando gli italiani vivevano nei pollai

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C’è una scena memorabile di Pane e Cioccolata (Franco Brusati, 1973), in cui Giovanni -interpretato da uno straordinario Nino Manfredi in una delle sue migliori performance in assoluto- si ritrova in un’aia abbandonata nelle deserte lande svizzere, ricoperto di piume e circondato da ‘coinquilini’ grotteschi, lanciati in un’interminabile imitazione di polli e galline. Convinti di essere polli e galline.
Sono gli italiani.
Sono gli emigrati italiani.
Gli stessi italiani del boom, della lavatrice Candy, del juke-box, di Bobby Solo, Mina e Gino Paoli, della Cinquecento, della DC, del PCI, di Michelangelo, di Raffaello, di Rabagliati, di Sophia Loren.
Quegli italiani che però il boom ha tradito, o semplicemente ignorato.

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Nel trentennio compreso tra gli anni ’50 e ’70, infatti, in tanti e tantissimi sono a prendere il Treno del Sole, dal Mezzogiorno a Torino, carichi di quelle borse pesanti che contengono la loro stessa casa e destinati ad…

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