miti femminili, archetipi maschili ed altre disgrazie

Finché siamo bambini, tutti siamo uguali… Più o meno.

Certo, le bambine che giocano con le macchinine e vestono di azzurro sono al limite chiamate maschiacci, in accezione ovviamente positiva, quasi come dire tipe dure, strong, forti, cool, mentre i bambini che per caso si avvicinano alle barbie o vestono di rosa diventano automaticamente femminucce (in tono dispregiativo), checche, potenziali omossessuali (come volesse dire potenziali omicidi) eccetera eccetera eccetera. Mentre le prime sono apprezzate e spinte a continuare a portare avanti la loro originalità, ai secondi vengono spesso -per così dire- legate le mani (“devo portare mio figlio dallo psicologo infantile, è troppo attratto dai giochi femminili”).

Essere chiamato femminuccia non è certo come essere chiamata maschiaccio: è vergognoso, negativo, umiliante… Quindi ecco giungere per la prima volta un po’ di quella sana misoginia (atta a frustrare i maschi, più che altro, però) che piace tanto alla nostra società.

E se la colpa fosse nostra, della nostra educazione che ci insegna a dividere cose femminili da cose maschili e di conseguenza a scaricare le frustrazioni derivanti dai nostri retaggi culturali su noi stessi e sugli altri? E se la colpa non fosse delle scelte altrui ma dell’esistenza delle opzioni stesse?

Crescendo, con l’arrivo di seno e mestruazioni per le ragazze, veniamo divisi, con i maschi da una parte e le femmine dall’altra, e ci viene insegnato che oltre a non dovere vederci nudi, a non cambiarci insieme, a non usare lo stesso bagno, a non parlare delle stesse cose, a non avere lo stesso comportamento di fronte alle cose della vita: è bene che le ragazzine siano pudiche, a modo, che mangino meno (“poi t’ingrassi!”) e che non parlino dei loro desideri naturali (sesso, in primis), piuttosto che li nascondano sotto un mare di insicurezze o casomai di strati di sentimentalismi, così da rendere il tutto più legittimo ed edulcorato; d’altro canto, i ragazzini maschi invece sono invitati a parlare più apertamente di sesso e delle loro attività (una ragazza con tanti ragazzi non sortisce lo stesso effetto di un ragazzo con tante ragazze: la prima è poco di buono, il secondo è un bel Casanova), a farsi meno problemi per quel che riguarda il loro aspetto o il loro appetito ed a vivere più tranquillamente la propria immagine.

I maschi si masturbano, guardano i porno e vogliono fare sesso… Le femmine no? Oppure lo possono fare solo di nascosto? I maschi mangiano quanto gli va e non sono mai fermati da nessuno (circa, poi ci son casi e casi), le femmine no? Oppure poi si trovano a sviluppare cattivi rapporti con il cibo in maggioranza rispetto agli uomini? Le femmine fanno shopping e sono più leggere, i maschi no? Oppure se lo fanno non te lo dicono? Le femmine si innamorano e piangono per amore, i maschi no? Oppure non ne hanno il diritto quindi se lo fanno se ne vergognano? E dove mettiamo sentimenti e creatività? Perché un ragazzo con inclinazioni artistiche o diverse dal comune è bollato come “effeminato” (come se questa fosse una brutta parola, poi!) e giudicato, additato, oppresso? E perché una ragazza a cui piaccia parlare della propria vita sessuale è una “scostumata”? Ma dove viviamo? Ma chi siamo? Perché siamo i detrattori di noi stessi?

Tuttavia, così come in infanzia la femminuccia è un bambino “sbagliato”, in adolscenza, quello che non prende iniziative, non fa il “maschio” di turno e non si fa dieci ragazze all’anno è lo “sfigato” della situazione… La buona notizia? Non è vero.

Da ragazzi ci facciamo un mare di problemi -maschi e femmine- di non essere abbastanza belli/e, interessanti/e, intraprendenti/e, sicuri/e di noi, eccetera: magari non lo siamo davvero, e quindi? SO WHAT? Alla fine a qualcuno piaceremo sempre, e per quello che siamo, non per quello che non siamo. MAI per quello che non siamo. Non sono mai stata attratta da qualcuno per quello che volevo fosse, ma casomai per quello che era, che quindi era abbastanza. Non ci innamoriamo dell’idea di qualcuno, ci innamoriamo di quello che vediamo in qualcuno, che è automaticamente ciò che quella persona è per noi… Del resto, non siamo tutti relativi? Non siamo tutti diversi a seconda di con chi siamo, di che passato o che presente abbiamo con qualcuno e di quanto ci piaccia o non piaccia una persona? Non siamo tutti diversi a seconda delle situazioni?

E in età adulta le cose continuano sulla falsa riga di prima: sulle donne si cala il solito velo di pudicizia che è stato cucito su di loro senza che sia veramente sentito (e così siamo frustrate: non possiamo esprimere i nostri desideri, liberare i nostri istinti, mangiare come gli uomini, vivere il sesso come loro), seguito dalla classica inclinazione a quel galateo femminile che ci impone educazione smodata, moderazione, rifiuto di tutto ciò che supera una certa soglia (no ai due piatti di pasta, no a più di una taglia 42 o diventiamo grasse e quindi brutte, e molto, molto altro); sugli uomini scende l’onere delle mille aspettative e dei doveri nei confronti della loro fantomatica virilità (che in realtà non basta e a volte non serve a far di loro “uomini”) e delle donne, a cui sentono (perché hanno imparato così!) di dover sempre dimostrare qualcosa, dall’intraprendenza alla forza.

A me non interessa. Non mi interessa un uomo che faccia il classico maschio per essere al pari di quelle che dovrebbero essere le mie aspettative di donna, proprio perché forse io stessa non starei alle aspettative di un uomo. Mi spiego meglio.

Noi ragazze in letteratura e cinema -arte- siamo dipinte solitamente come pudiche e bellissime, sante vergini e peccatrici al tempo stesso, misteriose ma anche semplici, sognatrici ma poi razionali e tante altre cose. Dai media non siamo direttamente rappresentate: se l’arte rirae l’archetipo femminile -inventato sì, ma quasi credibile-, i media e il mondo di photoshop + instagram inventano una donna completamente falsa: magra ma con tette spaziali e lato B a pesca perfetta, in pose svenevoli, sguardi sfuggevoli, eccetera.

Gli uomini, d’altro canto, dovrebbero essere tutti Mr. Darcy, Mr. Rochester ed il resto della ghenga: mi spiace darvi una brutta notizia, ma non è così e non sarà mai così. Vogliamo un uomo forte, deciso, impetuoso, abile, guerriero, coraggioso, senza pensare che non è uno solo, ma sono tanti… E non possiamo averli tutti. Ma neanche li vorrei mai tutti.  Perché dovremmo volere un archetipo? Perché non ci innamoriamo delle persone e non dimentichiamo gli archetipi?

Io non taglio i peli sotto le ascelle per 9/10 dell’anno (a meno che non abbia spettacoli di danza o cose simili) perché mi piacciono, hanno fascino, e non porto il reggiseno spessissimo e volentieri perché mi è scomodo, faccio il bis e dò apertamente opinioni su cose serie o stupide. Non riesco più a nascondermi, autodenigrarmi e reprimermi. Questo non significa che io vada in giro a caccia di uomini a caso o me ne freghi del mio aspetto: non vado a letto con qualcuno se non provo delle cose forti (attrazione sotto più livelli, affetto, fiducia) e amo curarmi e truccarmi e comprarmi da vestire quando è il momento di farlo -non sempre ahah, chissenefrega.

Le donne quindi si fustigano ed auto-flagellano sotto ogni aspetto, mentre gli uomini sono invitati a spingersi oltre i propri limiti ed a mostrare bravery. Ma che cazzate!

Alla fine della fiera, siamo come siamo, e siamo molto cool così come siamo, perché siamo tutti diversi e ci piacciono persone diverse e cose diverse. Alla fine della fiera nessuno controlla gli addominali al ragazzo o la taglia di reggiseno alla raggazza, nessuno ha interesse per le persone con cui sei stato prima e per quanta esperienza hai, se piaci.. piaci. Stop. Ma ci piace riempirci la bocca di cazzate e far sembrare sia così, lasciar trapelare una specie di facciata di un certo tipo e farci belli così, con le idee.. Che non abbiamo.

Perché la verità è che il retaggio culturale / religioso (specialmente occidentale) si fa parecchio sentire, e l’idea standard della donna zitta e l’uomo impetuoso ci possiede apparentemente, ma non veramente. Alla fine non cerchiamo niente negli altri, cerchiamo solo gli altri, e davvero per quello che sono. Ché andiamo tutti benissimo così.

CHE NOIA GLI ARCHETIPI!

Video:

 

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miti femminili, archetipi maschili ed altre disgrazie

donne che la moda dimentica

Sono dal parrucchiere e mi hanno appena chiesto se, mentre aspetto il mio turno, voglio leggere una rivista.
No, non ne ho voglia davvero, vorrei rispondere, perché il patinato che viene proposto alle donne, spacciato per contenuto da sogni -in realtà frustrante ostentazione di “vorrei ma non posso”- non mi interessa minimamente più.
E invece , dico, datemi pure qualcosa da sfogliare per passare il tempo: e rotocalco sia.
Pagina 1: una modella lunga e stretta come uno spaghetto occupa un letto di rose indossando un bellissimo paio di scarpe marcate *****.
Pagina 5: una modella stretta e lunga come una linguina siede su un muretto facendo penzolare le gambe sino al prato sottostante, sfoggiando un meraviglioso abito floreale marcato **** ***.
Pagina 30: una famosa attrice magra e minuta tiene al braccio un paio di borse ***** *******.
Pagina 34: un celebre modello palestrato e lucidato da photoshop, la cui metamorfosi in scorpione cartaceo sembra ormai ultimata, si specchia sull’onde del greco mar tenendo fra le braccia un’altrettanto levigata nota indossatrice. A quanto pare pubblicizzano un profumo di ***** ****.
Pagina 261: due note socialites sono intervistate e prese a modello per invitare noi tutte a utilizzare le stesse creme anti-age per la pelle che usano loro.
Piccolo particolare: hanno 25 anni… in due. Ed usano l’app ‘beauty plus’ per rendere la loro pelle così monumentale su instagram.
Pagina 304: una famosa conduttrice americana dalle lunghe gambe bianche e il prosperoso seno pubblicizza uno shampoo per capelli di marca **.

È chiaro: per poter indossare un abito alla moda, per comprare un buono shampoo, per mettere le scarpe di marca eccetera eccetera, o siamo smilze ed alte come le modelle scelte dal brand, o niente.
Niente perché non siamo rappresentate.
La diversità non è rappresentata.
La moda è solo per un tipo di corpo, non possiamo raccontarci il contrario.
“Eh ma ci sono anche le modelle plus size!” qualcuno può obiettare. Eh sì, certo, ci sono le modelle plus size, ovvero le ragazze levigate che indossano una taglia (italiana) 40 al posto di una 34 e che vengono relegate a pubblicizzare brand nettamente inferiori a quelli destinati alle altre.
Ma se la gran parte delle donne non portasse una taglia 40? Se portassero una 44, una 46, una 42, una 50? Avrebbero comunque il diritto di essere rappresentate? Avrebbero comunque il diritto di indossare la borsa di ***** ******* o i jeans di *****?

Sfoglio le riviste con gli occhi di una ragazza che ha sofferto di anoressia, ma anche con quelli di una donna che di natura porta una 40-42, io in qualche modo sono “salva”.
Ma se le sfogliassi con gli occhi di chi indossa 10 taglie in più? Di chi ha una forma fisica diversa?
Salve o non salve che siamo, veniamo scoraggiate. Scoraggiate ad amarci.
Veniamo scoraggiate a valorizzare il nostro corpo per com’è, scoraggiate ad accettarci, ed incoraggiate invece a odiarlo e volerlo cambiare.
Andiamo in palestra perché lo odiamo, perché lo vogliamo modificare, non perché gli vogliamo bene e vogliamo tenerlo attivo. BALLE.

E poi non siamo rappresentate. Solo una minima parte di noi gode di cotanto onore, solo una minima percentuale si sente rappresentata nella moda, nel cinema, nella televisione.
E il resto? Il resto a cosa può sentirsi vicino? A chi?
Per le ragazze senza thigh gap è previsto per caso un rotocalco diverso, è stata creata una corsia preferenziale in autostrada?
Per chi non ha le gambe lunghe, il seno prosperoso, i denti perfetti e i capelli risciacquati con acqua di photoshop che cosa c’è?

Continuo a sfogliare la rivista e penso ad alcune mie amiche: nessuna di loro si sentirebbe mai rappresentata da alcuna di queste 309 pagine.
Penso alla me di 20 chili fa, che si sentiva al sicuro perché nessuna di queste indossatrici la faceva sentire inadeguata, e poi alla me di ora… che se ne frega bellamente.

E mi chiedo quanto ancora andrà avanti questa manipolazione, quanto ci vorrà prima che un bel runway riot arrivi anche qui, quanto manchi alla rivoluzione.

donne che la moda dimentica