sparatoria in albergo

La verità è che non siamo mai pronti, mai proprio per nulla, a nulla.
Né alla morte, né alla vita.
Tutto scoppia un po’ all’improvviso, tutto esplode senza avvisare, tutto arriva senza lasciare un messaggio di annuncio.
Avete presente quando ci si presenta alla reception di un hotel, si lascia giù il nome e si aspetta di esser accompagnati in camera?
Ecco, l’anoressia non fa mica così.
Mica gliene frega niente a lei di annunciarsi, né aspetta di essere accompagnata in stanza.
Figurarsi.
Lei arriva e si piazza in reception, tira fuori le pistole come un rapinatore e blocca tutti lì, in entrata, a mani in alto.
Non spara a tutti, ma comunque a più persone possibile, così da avere via libera per salire su nella stanza più grande e più bella dell’hotel, piazzarsi sul letto e fare la pipì in giro, come i più infami ladri.
E non gliene frega nulla della stanza in sé, solo che vuole fare un dispetto al proprietario e rovinare le cose migliori che ci sono nel palazzo.
Questo è più o meno quanto ho da dire sull’anoressia, questa è lei.
Io ero il proprietario, l’albergo era il mio corpo e la gente con cui se l’è presa erano le persone che amavo e che la malattia mi ha strappato via; le scale che ha sporcato di sangue e calpestato senza pietà erano i miei sogni e i miei ricordi, mentre la stanza padronale il mio cuore.
Non l’avevo invitata proprio per niente, mi stavo divertendo in quel momento io.
Me la stavo godendo davvero.
E non aspettavo nessun ospite in più.

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